Sulla condanna a morte di Saddam, e sulla opportunità o meno della sua esecuzione, si stanno versando fiumi di inchiostro e valanghe di parole; spesso si confonde l'aspetto strettamente giuridico con quello etico e con quello politico. A me pare che l'aspetto giuridico sia molto chiaro: un tribunale regolarmente legittimato ha espresso una condanna; la costituzione irakena stabilisce che questo tipo di condanna debba venire ratificata dal Presidente della Repubblica, e che la condanna diventa definitiva solo dopo che questa ratifica sia avvenuta. Pertanto, sul piano giuridico, l'iter è chiarissimo. Sul piano etico, e su quello politico, il discorso è molto più complesso.Dal punto di vista etico esiste un largo consenso nel mondo a favore della abolizione della condanna a morte, anche se esistono numerosi paesi che la applicano e sono fermamente convinti sulla necessità di mantenerla. Si tratta quindi di un tema sul quale solo la coscienza dei cittadini può dichiararsi a favore dell'una o dell'altra tesi. Dal punto di vista politico il dibattito si articola sopratutto sulla "convenienza" di eseguire la condanna a morte " di Saddam" e non di qualsiasi condannato a morte.Si teme di farne un martire e di generare una violenta reazione dei suoi sostenitori; si dimentica che , lasciandolo vivo, i sostenitori saranno più motivati a continuare nel tentativo di ristabilire il vecchio ordine, avendo ancora un capo carismatico al quale riferirsi. E' chiaro che può sempre venir fuori un capo almeno altrettanto carismatico, ma questo non è certo, anzi è molto difficile; altrimenti come si spiega, ad esempio, la caccia disperata che si dà a Bin Laden, la cui scomparsa si presume che possa dare un colpo mortale al suo terrorismo? Questo vive ancora, ma penso che una grande forza gliela dia presso i suoi seguaci l'idea che Bin Laden sia ancora vivo. Cosa è accaduto quando Hitler e Mussolini sono scomparsi dalla scena? Certo che esistono ancora nostalgici, ma la scomparsa di leaders della statura dei suddetti ha cancellato la consistenza dei loro movimenti politici. Napoleona relegato all'Elba è riuscito, anche se per poco, a far rinascere il suo regime; anche nell'esilio, fuori dal mondo, a Sant'Elena, hanno preferito avvelenarlo per non correre altri rischi; e la restaurazione, senza di lui, fu effimera e di minimo impatto. In definitiva, il Presidente della Repubblica irakena può far passare tutto il tempo che vuole prima di ratificare la condanna, onde seguire gli sviluppi politici e militari della situazione prima di decidere;(la costituzione non gli impone limiti di tempo, ma dice che la condanna deve essere eseguita dopo 30 giorni dalla ratifica). Ma personaggi di questo tipo stanno meglio da morti che da vivi.
JOE.